Sezione interprovinciale di Vercelli, Biella, Novara
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:: Riduzione dell'ora di lezione per cause "di forza maggiore" - il punto :..

 

Una breve premessa

Nella questione dell'orario di lezione sono operanti due tipi di norme:

·         norme di natura pubblica (leggi, regolamenti, circolari, ecc.), che regolano il servizio dell'istruzione e definiscono quindi le regole che l'amministrazione scolastica è vincolata a rispettare nei confronti dei propri utenti. Queste norme fissano, fra l'altro, la durata del servizio di insegnamento che viene garantito agli studenti;

·         norme di natura privatistica (contratti), che regolano il rapporto di lavoro dei dipendenti e quindi la quantità del servizio che sono tenuti a prestare e le condizioni relative.

Entrambe le tipologie sono vigenti, ciascuna nel proprio ambito: e quindi si può verificare che stabiliscano cose fra loro incompatibili. Per esempio, che gli studenti di una certa scuola hanno diritto nell'anno a 1000 ore di lezione (e quindi a 1000 x 60 minuti = 60.000 minuti), ma che i loro docenti potrebbero essere tenuti a prestare globalmente 1000 unità di lezione, in tutto o in parte ridotte senza obbligo di recupero (e quindi una quantità variabile, ma comunque inferiore, con un minimo di 50.000 minuti). Spetterebbe in tal caso all'Amministrazione provvedere a coprire con ulteriori risorse la differenza così generata.
Il contratto poteva quindi legittimamente regolare la materia degli obblighi di servizio in modo esplicito: non lo ha fatto, preferendo - attraverso lo strumento dell'interpretazione autentica - rinviare ad una vecchia circolare ministeriale del 1979, la n. 243.

 

Qualche considerazione di diritto

La CM 243/79 - contrariamente a quanto comunemente si crede - non attribuisce agli organi collegiali della scuola un potere deliberativo in merito alla durata dell'ora di lezione. Essa dice testualmente: "... occorrerà che le situazioni delle singole scuole siano esaminate dagli organi collegiali competenti - consiglio di istituto e collegio dei docenti - restando ad un tempo confermato che la responsabilità della formulazione dell'orario delle lezioni spetta al preside, il quale, dopo aver sentito i suddetti collegi, dovrà poi chiedere alle SS.VV. [i provveditori] ...". Gli organi collegiali - in questo contesto - vanno "sentiti", ma non "deliberano", in quanto la competenza è del capo di istituto. Va osservato anche che le norme vigenti (art. 7 e 10 del testo unico) attribuiscono solo al consiglio di istituto - e non al collegio docenti - la competenza a formulare "criteri generali" (e non delibere) per "l'adattamento dell'orario di lezione".
Per il collegio docenti, poi, esistono altri due problemi:
1) esso è parte del servizio pubblico e, come tale, non può costituirsi come controparte dell'amministrazione. Se l'amministrazione ha deciso, nelle sedi competenti, che l'orario delle lezioni di una determinata scuola si componga, per esempio, di 33 ore settimanali, il collegio non può assumere l'iniziativa di discostarsi da quella previsione;
2) il collegio docenti non può "deliberare" la riduzione, in quanto si verrebbe a trovare in conflitto di interessi con se stesso. Esiste una norma che vincola in via generale i pubblici dipendenti ad astenersi dal partecipare alle decisioni dalle quali derivi loro un vantaggio o un gravame.

 

La "forza maggiore"

Il contratto - come abbiamo visto - non regola direttamente l'ipotesi di riduzione nella durata dell'ora di lezione. L'interpretazione autentica adottata in sede ARAN il 17.9.1997 (e riconfermata poche settimane fa da una sequenza contrattuale siglata il 27 luglio scorso) dice testualmente: "Le parti firmatarie del CCNL non hanno inteso regolamentare la fattispecie della riduzione dell'ora di lezione per cause di forza maggiore determinate da motivi estranei alla didattica, ritenendo in tal caso la materia già regolata dalle CC.MM. n. 243/79 e n. 192/80 . .". Ora, la CM 243 - come si è visto - attribuisce la decisione al capo di istituto (essendo caduta la necessità di chiedere l'autorizzazione del provveditore).
Inoltre: una causa "di forza maggiore" - per definizione - non si "delibera": se ne può solo prendere atto in via amministrativa. Nel momento stesso in cui diventasse oggetto di una deliberazione, acquisterebbe carattere eventuale, legato al parere di una maggioranza: e quindi non costituirebbe più una causa esterna ed incoercibile.
Ne deriva che l'accertamento dello stato di necessità non può essere rimesso al voto, ma solo ad una presa d'atto che - come tale - non può esser fatta che dal responsabile dell'ufficio.

Che fare, in pratica

Alla luce delle norme passate in rassegna e delle considerazioni formulate, si descrive qui di seguito un percorso che con quelle è coerente (la successione delle fasi è importante):

1.      il consiglio di istituto propone la riduzione dell'ora di lezione, motivando adeguatamente. Non può deliberare in via definitiva, né qualificare di propria iniziativa le cause rappresentate come "forza maggiore";

2.      il dirigente svolge gli opportuni accertamenti circa la natura insormontabile dei problemi addotti dal consiglio come causa per la riduzione (quanti alunni sono interessati al problema dei trasporti? quanto tempo intercorre fra la corsa perduta e la successiva utile? si può ricorrere a permessi individuali? ecc.). Se trova una soluzione praticabile, la sottopone al consiglio: in caso contrario, o se il consiglio conferma la proposta iniziale, porta la richiesta al collegio docenti;

3.      il collegio dei docenti viene chiamato - solo a questo punto - ad esprimere un parere di compatibilità didattica fra la proposta di riduzione e la possibilità di raggiungere gli obiettivi del POF. Non ha il potere di richiedere per primo la riduzione (conflitto di interessi) e non può entrare negli aspetti organizzativi (che non sono di sua competenza);

4.      il dirigente - in presenza di una posizione concorde degli organi collegiali - dispone la riduzione richiesta. Se non ha riscontrato la sussistenza di cause di forza maggiore, invita il collegio docenti a deliberare le forme di recupero del servizio (non il se, che dipende da una constatazione di fatto, ma il come, che è espressione della sovranità didattica del collegio). Se le cause sono effettivamente di forza maggiore, autorizza la riduzione senza recupero, motivando la relativa decisione.

 

 Riduzione dell'ora di lezione
Importante sentenza della corte d'appello di
Bologna

 La corte d'appello di Bologna, con sentenza del 10 aprile 2003, ha cancellato la sentenza del tribunale di Reggio Emilia ed ha riconosciuto la piena legittimità della determinazione assunta dal dirigente dell'I.T.C. "Russell"di Guastalla (RE), che stabiliva che i docenti recuperassero con altre attività didattiche il tempo perso con l'accorciamento delle ore di lezione da 60 a 50 minuti.
La sentenza di primo grado aveva ordinato il rimborso ai docenti dei periodi di insegnamento prestati per integrare l'orario ridotto. Ora, invece, tale rimborso viene annullato in virtù della nuova sentenza.
Va segnalato, di passaggio, che lo stesso Tribunale di Reggio Emilia aveva, già in primo grado, giudicato in modo opposto un caso simile a quello dell'I.T.C. di Guastalla, convalidando i recuperi disposti dal dirigente dell'I.P. "Filippo Re".
Sicuramente la sentenza della Corte d'appello di Bologna, la prima in materia, è destinata a diventare un precedente importante. Non solo, chiarisce anche la liceità del comportamento della collega all'epoca dirigente dell'Istituto Superiore di Guastalla.

Riportiamo di seguito:

  • la nota dell'Avvocatura dello Stato di Bologna del 14 aprile 2003, con la quale si rende nota la determinazione della Corte d'appello;
  • il dispositivo della sentenza.

Avvocatura dello Stato di Bologna

Seguito a nota
del 10.3.2003
prot.n.4093

SO
Bologna, 14 aprile 2003
Partenza nr. 7067
Rif.Cl 147/01 LP
da citare entrambi nella risposta

Oggetto: Causa Xxxxx Yyyyy + altri - MIUR

TELEFAX

Al MINISTERO dell'ISTRUZIONE, dell'UNIVERSITA' e della RICERCA
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE
per l'EMILIA ROMAGNA
Direzione Generale
Ufficio Legale e Contenzioso
Via de' Castagnoli nr.1

40128 - BOLOGNA

 

TELEFAX

Al MINISTERO dell'ISTRUZIONE, dell'UNIVERSITA' e della RICERCA
UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE
Direzione Generale
Centro dei Servizi Amministrativi
Via Mazzini n.6

42100 - REGGIO EMILIA
(seguito a nota del 7.10.2002 n.16333)

 

TELEFAX

ALL'ISTITUTO TECNICO STATALE
COMMERCIALE e per GEOMETRI
E I.T.I.S. "B.RUSSELL [...]
Via Sacco e Vanzetti nr.1

GUASTALLA (RE)
(seguito a nota del 7.10.2002 n.16334)

 

Si allega copia del dispositivo della sentenza della Corte di Appello che ha annullato la sentenza indicata in oggetto.
In attesa di acquisire copia integrale della sentenza, si invita a comunicare se nelle more sia stata data esecuzione alla sentenza di primo grado [n.d.r.:si tratta della disposizione secondo cui il dirigente avrebbe dovuto rimborsare le ore prestate dai docenti a recupero delle riduzioni da 60 a 50 minuti delle ore di lezione] e, comunque, a sospendere la stessa sin da ora.

L'AVVOCATO DISTRETTUALE
F.to Antonio Mancini 

 

Dispositivo

REPUBBLICA ITALIANA
LA CORTE D'APPELLO DI BOLOGNA

SENT.N.125

SEZIONE CONTROVERSIE DI LAVORO
[.....]
DISPOSITIVO

IN ACCOGLIMENTO DEL PRIMO MOTIVO DELL'APPELLO AVVERSO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA DEL 2-10-2002 E DICHIARATI ASSORBITI IL SECONDO E IL TERZO PREVIA RIFORMA DELL'IMPUGNATA SENTENZA DICHIARA IL DIFETTO DI LEGITTIMAZIONE PASSIVA DELL'ISTITUTO TECNICO STATALE COMMERCIALE E PER GEOMETRI E ITIS "B.RUSSELL" CON LICEO "G.PASSERINI" DI GUASTALLA IN ORDINE ALLE DOMANDE PROPOSTE CON IL RICORSO DEPOSITATO IL 23-12-2000, COMPENSA LE SPESE DI ENTRAMBI I GRADI DEL GIUDIZIO.

BOLOGNA IL 10 APRILE 2003.

 

 

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